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Editoriale sul rapporto annuale 2025 di Susan Boos, presidente del Consiglio svizzero della stampa

È stato pubblicato il rapporto annuale 2025, che mostra come il numero dei reclami presentati al Consiglio svizzero della stampa abbia raggiunto quasi un livello record. Lo scorso anno sono pervenuti 178 reclami, quasi tanti quanti nell’eccezionale anno 2020, quando il coronavirus ha dominato la copertura mediatica. Alla fine dell’anno il numero di reclami pendenti ha raggiunto il massimo di 162 procedure aperte. Questo forte aumento dei reclami ha portato la durata media dei procedimenti a circa un anno e mezzo. Al fine di contenere in parte il numero di reclami e nella speranza di migliorarne la qualità, il Consiglio di fondazione ha quindi deciso di introdurre una tassa procedurale per i privati già a partire dal primo reclamo e di ridurre i termini e la lunghezza dei reclami (misure in vigore dal primo gennaio 2026).

Sul piano dei contenuti sono state adottate diverse decisioni importanti. La Direttiva 3.8 riveduta (Diritto di essere ascoltati in caso di gravi addebiti) è stata applicata per la prima volta. Si trattava di un reclamo del Consigliere nazionale dell’UDC Andreas Glarner contro il «Blick». Il giornale è stato rimproverato per non aver sentito il politico (cfr. Presa di posizione 1/2025). Il Consiglio svizzero della stampa sottolinea tuttavia esplicitamente che valutazioni critiche e incisive devono continuare a essere possibili. Non si tratta di neutralizzare le valutazioni redazionali. Giornaliste e giornalisti devono tuttavia essere consapevoli che l’ascolto non serve a verificare un’accusa, bensì a dare alla persona criticata la possibilità di spiegare brevemente perché si sia comportata in un determinato modo. Non importa che la critica sia fondata oppure no.

Come di consueto, la maggior parte dei reclami ha riguardato la cifra 1 (Rispetto della verità). Si sono però registrate anche numerose violazioni della cifra 8 (Non discriminazione / Rispetto della dignità / Protezione delle vittime). Spesso si è trattato di cronache discriminatorie. Ad esempio, «24 heures» aveva titolato che un nigeriano aveva ucciso il fratello. In quel momento non era però affatto chiaro che cosa fosse accaduto; in seguito è stato appurato che non si trattava di un omicidio. In un secondo articolo dedicato allo stesso episodio, «24 heures» insinuava un collegamento tra traffico di droga e soggiorno irregolare. L’esempio mostra come una cronaca possa risultare discriminatoria attraverso attribuzioni affrettate e collegamenti stereotipati (Presa di posizione 41/2025). Proprio in questi casi emerge chiaramente che diligenza, contesto e moderazione non sono aspetti secondari, bensì il cuore della responsabilità giornalistica. 

Rapporto annuale 2025

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