Un errore frequente: le persone interessate non vengono ascoltate in caso di gravi accuse
Editoriale di Jan Grüebler, Vicepresidente del Consiglio svizzero per la stampa
È una regola fondamentale del giornalismo: quando vengono mosse accuse gravi, la persona o l’istituzione interessata deve essere ascoltata. In termini giuridici, questo principio è noto come audiatur et altera pars. Anche nel giornalismo dovrebbe essere una prassi scontata. Eppure, la regola viene ripetutamente disattesa e il Consiglio della stampa è costretto a intervenire con frequenti rimproveri per la violazione dell’obbligo di ascolto.
Due esempi: il quotidiano «Südostschweiz» ha formulato gravi accuse nei confronti della direttrice uscente dell’Ufficio per la cultura. Le contestazioni riguardavano episodi di mobbing e lamentele da parte dei dipendenti del suo ufficio. La responsabile non è stata interpellata in merito a tali accuse, alcune delle quali risalenti a diversi anni prima. «Südostschweiz» sostiene che in passato la direttrice di detto ufficio non ha mai preso posizione e che anche in quest’occasione avrebbe con ogni probabilità risposto con un «no comment». Ma questo non può essere dato per certo. Avrebbe dovuto avere la possibilità di decidere in modo autonomo se e come reagire alle accuse.
La rivista «Republik» ha invece pubblicato un servizio su un’associazione che sarebbe stata segnalata per «contributi transfobici». Anche in questo caso si tratta senza dubbio di un’accusa grave; tuttavia, l’associazione non è stata interpellata in merito. «Republik» argomenta di aver documentato le accuse e che, di conseguenza, non aveva ritenuto necessario l’ascolto della parte interessata. Ma anche quando delle accuse gravi si fondano su fatti, l’obbligo di ascolto rimane valido. Fa parte del buon giornalismo e è anche una forma di tutela, poiché audiatur et altera pars è innanzitutto un principio giuridico. L’ascolto e la sintesi delle principali argomentazioni delle parti interessate, possono infatti evitare costosi procedimenti giudiziari. Inoltre, interpellare direttamente le persone coinvolte sulle accuse, consente di prevenire errori di contenuto, chiarire malintesi e confrontarsi con un punto di vista diverso, utile anche ad analizzare in maniera critica la propria opinione.
È semplicemente giusto e corretto permettere a chiunque la possibilità di difendersi dalle accuse. Ciò rafforza la credibilità del giornalismo. Come lettrice o lettore, voglio sapere che cosa risponde la direttrice alle accuse di mobbing e come l’associazione si esprime in merito ai presunti contributi transfobici. Qualora le persone interessate decidessero di non pronunciarsi, anche questo dovrebbe essere segnalato, come previsto dalla Direttiva 3.8.