Nr. 24/2026
Ricerca della verità / Omissione di informazioni / Fonti dell’informazione / Rettifica

(X. c. RSI)

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Zusammenfassung

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Résumé

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Riassunto

Il Consiglio svizzero della stampa ha accolto il reclamo contro la RSI per un servizio andato in onda l’8 novembre 2024 al Telegiornale delle 20 e riguardante gli scontri avvenuti ad Amsterdam a margine della partita di Europa League tra Ajax e Maccabi Tel Aviv.
Il nodo centrale del reclamo riguarda la ricostruzione dei fatti offerta dal servizio, incentrato sulla narrazione di un attacco antisemita ai danni di tifosi israeliani. Secondo il reclamante, l’emittente avrebbe taciuto una parte essenziale della vicenda: le provocazioni da parte dei sostenitori del Maccabi nei giorni precedenti e durante la partita. Elementi che, se considerati, avrebbero restituito un quadro diverso: quello di violenze reciproche legate al conflitto di Gaza, e non di un’aggressione unilaterale a sfondo antisemita.
Il Consiglio svizzero della stampa riconosce che le informazioni disponibili quel giorno erano in parte lacunose, confuse, a tratti persino contraddittorie. Tuttavia, anche alla luce di quanto riferito da altre testate svizzere ed estere, è giunto alla conclusione che vi fossero elementi sufficienti per presentare un quadro corretto degli avvenimenti. La RSI non li ha utilizzati, offrendo così una rappresentazione parziale e fuorviante che risulta non conforme ai principi deontologici, in particolare per quanto riguarda la ricerca della verità e l’omissione di informazioni rilevanti.
Il Consiglio svizzero della stampa ha inoltre censurato l’uso, non verificato, di un video che ritraeva in realtà tifosi del Maccabi aggredire un residente (e non il contrario, come lasciato intendere), oltre alla mancata rettifica tempestiva dell’errore.

 

I. Fatti

A. L’8 novembre 2024, nell’edizione delle 20, il Telegiornale (di seguito: TG) della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (di seguito: RSI) ha mandato in onda il servizio dal titolo «Sdegno internazionale per attacchi a tifosi israeliani ad Amsterdam». Il giornalista che lo ha firmato riferisce delle violenze verificatesi la vigilia a margine della partita di Europa League fra la squadra locale dell’Ajax e il Maccabi Tel Aviv. Racconta di tifosi israeliani «accolti da centinaia di sostenitori palestinesi» intenzionati a «fare capire subito agli ospiti di non essere i benvenuti». A suo dire, prima della partita «tutto sommato (…) non è successo granché, solo qualche scaramuccia». Il servizio prosegue con immagini – corroborate da testimonianze dirette – di «una violenza spaventosa», tratte dai ‹social›, nelle quali si vedrebbero «decine di tifosi israeliani attaccati e malmenati mentre rientravano in albergo». Vengono riportate le dichiarazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo il quale si è trattato di «un duro attacco antisemita» e non di una rissa fra tifosi. Il primo ministro olandese Dick Schoof parla dal canto suo di «un episodio vergognoso per tutti i Paesi Bassi». Il giornalista conclude così il suo servizio: «La parola che da ieri riecheggia un po’ dappertutto è antisemitismo».

B. Il 3 febbraio 2025, X. ha presentato un reclamo al Consiglio svizzero della stampa. Il reclamante riporta ampi stralci del servizio, deplorando «un’informazione imprecisa, lacunosa ed in definitiva largamente forviante», con la quale è stata «negata al telespettatore la possibilità di avere una visione globale della vicenda». L’aspetto centrale è la «totale omissione di una parte fondamentale delle informazioni» che sarebbero state a disposizione del giornalista. Queste riguardano in massima parte azioni compiute dai tifosi del Maccabi prima, durante e dopo la partita (bandiere palestinesi affisse sulle facciate delle case strappate e date alle fiamme, cori discriminatori nei confronti della popolazione araba/palestinese, aggressione di almeno un cittadino di Amsterdam, cori antipalestinesi durante il match, ecc.). «Fatti (informazioni) di una gravità assoluta», sui quali l’autore del servizio avrebbe sorvolato, facendo per giunta planare su quanto successo l’ombra dell’antisemitismo. Invece per il reclamante – che al riguardo riscontra una violazione delle Cifre 1 (ricerca della verità) e 3 (omissione di informazioni o elementi d’informazione importanti) della «Dichiarazione dei doveri e dei diritti dei giornalisti» (di seguito: «Dichiarazione»), nonché della relativa Direttiva 1.1 (rispetto della verità) – «non vi è stato alcun attacco ai tifosi israeliani ad Amsterdam, tantomeno di stampo antisemita (…). Al contrario, si è trattato di un tristissimo episodio di reciproche violenze ed intolleranze avente per sfondo la guerra a Gaza e nell’ambito del quale i tifosi israeliani sono stati protagonisti centrali».

Il reclamante constata poi una crassa violazione della Cifra 3 della «Dichiarazione» (oltre che delle Direttive 1.1 e 3.1 – fonti dell’informazione) anche per quanto attiene all’«utilizzo forviante delle immagini». Sostiene infine che la RSI «non ha mai proceduto a rettificare in maniera chiara quanto lacunosamente riportato». Menziona al riguardo la Cifra 5 della «Dichiarazione» (rettifica) e la Direttiva 1.1, ma non la Direttiva 5.1 (dovere della rettifica).

C. La RSI ha preso posizione sul reclamo in data 11 luglio 2025. Il responsabile del Dipartimento lnformazione e la co-responsabile del servizio giuridico chiedono al Consiglio svizzero della stampa di respingere il reclamo, in quanto «non riteniamo di aver veicolato informazioni errate o fuorvianti o di aver voluto sottacere determinati fatti per un qualche oscuro motivo». Per l’ente radiotelevisivo, «quelle notizie devono essere valutate a fronte della cronaca di quel giorno e del fatto che comunque i fatti riferiti sono realmente accaduti».

Nel servizio oggetto del reclamo, l’accento è stato volutamente posto sull’aspetto «violenza degli attacchi contro i tifosi israeliani». Il taglio – «in assenza di conferme autorevoli sui precedenti» – è legato «alla pura cronaca e allo sdegno» suscitato da questi atti di violenza. La RSI ammette che «immagini di bandiere palestinesi strappate e di cori [anti-palestinesi]», come quelle mostrate la sera stessa al ‹19:30› della RTS, «avrebbero potuto fare da sfondo». Ma la notizia «è stata comunque data»: precisamente nel TG delle 12.30 del medesimo giorno, in un servizio nel quale lo stesso giornalista che poi creerà il pezzo per il TG serale aveva riferito che «secondo alcune fonti ci sarebbero state anche provocazioni da parte di tifosi del Maccabi, radunati per scandire slogan antipalestinesi e in favore del massacro di Gaza».

La RSI rimanda poi a un servizio trasmesso nel TG delle 20 del 12 novembre 2024, dopo che i fatti successi ad Amsterdam si erano «parzialmente chiariti». Si tratta di un’intervista a un esperto di tifo violento, realizzata dallo stesso giornalista autore del servizio contestato. L’esperto, secondo la RSI, ha riferito «chiaramente» gli antecedenti degli scontri verificatisi dopo la partita, «spiegando al contempo I’approccio violento e aggressivo della tifoseria israeliana e il loro agire e pensiero politico, vicino a quello del Governo israeliano attuale».

D. Il 4 giugno 2026 il Consiglio della stampa ha comunicato alle parti che il reclamo sarebbe stato trattato dalla 1. Camera, composta da Susan Boos (Presidente), Luca Allidi, Catherine Boss, Ursin Cadisch, Stefano Guerra, Erik Schönenberger e Casper Selg.

E. La 1. Camera ha adottato la sua presa di posizione nella seduta del 12 giugno 2026 e per corrispondenza.

 

II. Considerazioni

1. Una premessa, anzitutto: la questione israelo-palestinese polarizza. Ancor più dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas e altri gruppi armati palestinesi in territorio israeliano. In un clima politico vieppiù teso, in particolare a seguito dell’intervento armato di Israele nella Striscia di Gaza, la propaganda – più o meno esplicita – prolifera, andando spesso ad affiancarsi all’informazione, quando non a confondersi con essa. La ricerca della verità si rivela perciò un compito alquanto complesso per i giornalisti che, occupandosi di questioni delicate come questa, devono essere particolarmente vigili e dar prova di estrema cautela nel riferire i fatti.

2. Il reclamante ritiene che il servizio andato in onda l’8 novembre 2024 nel TG delle 20 violi in primo luogo l’obbligo di ricerca della verità (Cifra 1 della «Dichiarazione» e Direttiva 1.1). Questa è alla base dell’informazione (Direttiva 1.1). Essa riguarda tra l’altro «l’esame accurato dei dati accessibili e disponibili».

Stando al reclamante, «un esame accurato dei dati disponibili e un corretto accertamento della verità» avrebbero permesso all’ente radiotelevisivo di riportare quanto effettivamente è accaduto ad Amsterdam: «un gravissimo episodio di violenza inserito in uno scenario sviluppatosi sull’arco di due giorni e nell’ambito del quale i tifosi del Maccabi Tel Aviv hanno avuto un ruolo assolutamente centrale – se non scatenante». La RSI, invece, avrebbe lasciato intendere che ad Amsterdam si sia verificato un attacco ai danni di pacifici tifosi israeliani. Un attacco di stampo antisemita, per giunta: infatti, il giornalista (e la conduttrice durante l’introduzione al servizio) tira in ballo – «senza la minima prova concreta», osserva il reclamante – l’antisemitismo.

Nella sua presa di posizione, la RSI ricorda che «quelle notizie devono essere valutate a fronte della cronaca di quel giorno», in base alle informazioni disponibili a quel momento. Nella sua presa di posizione, l’ente radiotelevisivo sottolinea inoltre come «in merito a questa notizia [le provocazioni da parte di tifosi del Maccabi] non c’era ancora alcuna conferma ufficiale».

Il Consiglio svizzero della stampa osserva che le informazioni disponibili l’8 novembre erano sì in parte lacunose, confuse, a tratti persino contraddittorie. Il corso degli eventi si è chiarito poco a poco, e soltanto nei giorni successivi. Tuttavia, già l’8 novembre le informazioni e le immagini trasmesse da diverse agenzie stampa, o che circolavano sulle reti sociali, erano sufficienti per presentare una visione corretta degli avvenimenti. La stessa RSI riconosce che vi erano «immagini di bandiere palestinesi strappate e di cori [anti-palestinesi]», che «effettivamente avrebbero potuto fare da sfondo». Del resto, sequenze video in cui si vedono tifosi israeliani arrampicarsi su un edificio e strappare una bandiera palestinese da una finestra sono state trasmesse quel giorno poco prima delle 20 – con relativo commento – sia dal ‹Tagesschau› della SRF che dal ‹19:30› della RTS. Nel servizio andato in onda sulla Radiotelevisione svizzera di lingua francese si riferiva inoltre degli slogan anti-arabi e inneggianti alla guerra di Israele a Gaza scanditi prima della partita dai tifosi del Maccabi. Testimonianze e conferme di questi fatti (in particolare quella del capo della polizia di Amsterdam) erano disponibili già in giornata anche su diverse agenzie stampa, Keystone-ATS compresa. Di tutto questo non c’è traccia nel servizio della RSI, dove peraltro vengono fatte affermazioni che non corrispondono alla realtà («tutto sommato però prima della partita (…) non è successo granché») e il termine «antisemitismo» viene pronunciato con una certa disinvoltura (mentre non compare ad esempio nei servizi andati in onda la sera dell’8 novembre 2024 nei TG di SRF e RTS), facendo acriticamente eco alle parole del premier israeliano e delle «autorità olandesi». Non avendo proceduto a un esame accurato dei dati accessibili e disponibili, il giornalista non ha ricercato sufficientemente la verità, finendo col presentare una versione approssimativa e parziale dei fatti. La RSI ha dunque violato la Cifra 1 della «Dichiarazione» e la relativa Direttiva 1.1.

3. Il reclamante ritiene poi violato anche l’obbligo di non omettere informazioni o elementi d’informazione importanti (Cifra 3 della «Dichiarazione»). Contesta alla RSI di aver sottaciuto le informazioni relative in particolare alle azioni provocatorie dei tifosi del Maccabi prima, durante e dopo la partita. Dal canto suo, l’emittente di Comano sottolinea che la notizia (delle azioni dei tifosi del Maccabi Tel Aviv) «è stata comunque data» il medesimo giorno. In effetti, nel TG delle 12.30 (non contestato formalmente dal reclamante), lo stesso giornalista che in seguito firmerà il servizio per l’edizione serale aveva riferito che «secondo alcune fonti ci sarebbero state delle provocazioni da parte di alcuni gruppi di tifosi del Maccabi». Motivo per cui, tra l’altro, il reclamante ritiene ancor più criticabile il servizio.

Quest’argomentazione non è pertinente. La RSI non può pretendere che i telespettatori abbiano seguito entrambi i TG, e che guardando quello delle 20 contestato dal reclamante – nel quale non vi è il minimo accenno alle azioni intraprese dai tifosi del Maccabi – fossero già al corrente delle provocazioni dei tifosi israeliani. Occorre ricordare qui che ogni prodotto giornalistico deve rispettare in sé i principi della «Dichiarazione». Nel servizio oggetto del reclamo sono stati omessi elementi d’informazione importanti, necessari per comporre un quadro esaustivo di quanto accaduto. La RSI è incappata così in una violazione della Cifra 3 della «Dichiarazione».

4. Per quanto riguarda l’uso delle immagini, il reclamante fa valere una violazione della Cifra 3 della «Dichiarazione», nonché delle Direttive 1.1 (ricerca della verità) e 3.1 (fonti dell’informazione). Il Consiglio svizzero della stampa ha esaminato questo aspetto del reclamo alla luce della Cifra 3 della «Dichiarazione» e della Direttiva 3.1; per quanto riguarda la Direttiva 1.1, si rimanda al punto 2 delle «Considerazioni».

Il giornalista deve diffondere «esclusivamente informazioni, documenti, immagini o prese di suono di cui gli sia nota la fonte» (Cifra 3 della «Dichiarazione»). Inoltre, «non omette informazioni, o elementi d’informazione importanti; non deforma testi, documenti, immagini, suoni, oppure opinioni espresse da altri; designa apertamente come tali le notizie non confermate e i montaggi di immagini o di suono» (ibidem). Quale suo «primo dovere», il giornalista deve «accertarsi della provenienza di un’informazione» e «controllarne la veridicità». La menzione della fonte è «normalmente auspicabile», e «indispensabile quando è necessaria alla comprensione della notizia, eccettuato il caso in cui è dato un interesse predominante a mantenerla riservata» (Direttiva 3.1).

Il reclamante sostiene che la RSI non abbia eseguito «nessuna verifica delle immagini» diffuse e che non si sia «minimamente curata di accertare la loro provenienza». Inoltre, le immagini (in particolare la sequenza video in cui si vedono decine di individui, incappucciati e armati di cinture, rincorrere e aggredire una persona) «non erano in alcun modo conformi con quanto narrato». Nel servizio non viene indicato che si tratta di un montaggio. Infine, la fonte non sarebbe stata menzionata.

La RSI non contesta che le immagini «ritraevano in realtà i tifosi del Maccabi». A suo giudizio, «accompagnare quelle immagini al racconto di una violenza che è ad ogni modo avvenuta» non ha veicolato un’informazione errata. L’ente radiotelevisivo fa valere il fatto che le immagini mostrate – che «servivano da sfondo alla narrazione» del «clima di violenza» – erano liberamente accessibili sui social, dov’erano state pubblicate da una giornalista che si trovava sul posto. Inoltre, la fonte di alcune sequenze filmate (il social X, dov’era stato postato un video la cui fonte a sua volta è «Telegram/Yediotnews») è stata indicata all’inizio della carrellata di immagini.

Il Consiglio svizzero della stampa constata che la fonte di alcune sequenze filmate (quelle tratte da X e con la dicitura «Telegram/Yediotnews») è stata effettivamente menzionata. Non è stata per contro menzionata la fonte della sequenza video al centro del reclamo: quella pubblicata sempre su X dalla fotografa Annet de Graaf, in cui si vedono decine di individui braccare e malmenare una persona. La sequenza video viene mostrata più volte nel corso del servizio e della sua introduzione: la prima mentre la conduttrice del TG spiega che «le autorità israeliane e olandesi parlano apertamente di antisemitismo»; la seconda mentre il giornalista autore del servizio narra «di decine di tifosi israeliani attaccati e malmenati mentre rientravano in albergo»; la terza mentre dice che «la parola che da ieri riecheggia un po’ dappertutto è antisemitismo». In realtà, la sequenza video in questione non ha nulla a che vedere con quanto raccontato: la sua autrice ha indicato già il giorno stesso su X che ritraeva tifosi del Maccabi intenti a braccare una persona nel centro di Amsterdam. L’indomani, sul canale Youtube di Zeteo, la fotografa dichiarerà che molti media hanno «detto il contrario di quanto è successo». In un post su X, all’1.33 PM del 9 novembre, Annet de Graaf scrive:

«Message to news outlets:
I would like you to do the same as Tagesschau. An apology, a removal of my footage and the truth. A few minutes of your precious time.
Write down: Maccabi supporters attacked Amsterdam citizens in front of Central Station after the game.
Journalism is about finding truth. Not about making money on a twist of the script.
It’s time to show some respect to reality. That’s your job.»

Al pari della RSI, anche numerose, autorevoli testate internazionali (tra le quali il «New York Times» e la BBC) hanno usato a sproposito la sequenza video. Nel caso che ci riguarda, il Consiglio svizzero della stampa è del parere che la RSI non abbia proceduto a una verifica sufficiente delle immagini, né a un accertamento della loro provenienza. Inoltre, né durante l’introduzione, né nel corso del servizio è stato indicato che si trattava di un montaggio. Si configura pertanto una violazione della Cifra 3 della «Dichiarazione», nonché della relativa Direttiva 3.1.

5. La rettifica degli errori è parte integrante del rispetto della verità (Direttiva 1.1). Secondo la Cifra 5 della «Dichiarazione», il giornalista «rettifica ogni informazione che, diffusa, si sia rivelata materialmente del tutto o in parte inesatta» (Cifra 5 della «Dichiarazione»). Le informazioni errate vanno rettificate «immediatamente e spontaneamente» (Direttiva 5.1).

Il reclamante giudica il servizio trasmesso dal TG delle 20 del 12 novembre 2024 – non contestato formalmente – «un approfondimento sulla vicenda», più che «una reale e chiara rettifica». Alla RSI si rimprovera in particolare di aver affidato a un «brevissimo riassunto orale» dell’esperto interpellato il «recupero» delle informazioni omesse nel servizio dell’8 novembre 2024. Invece, soltanto le «immagini [non trasmesse, ndr] nelle quali si vedono in maniera chiara le violenze dei tifosi israeliani riassunte dall’ospite» avrebbero permesso alla RSI di fornire «una rettifica di tale nome».

La RSI osserva dal canto suo che «non si tratta (…) di una vera e propria errata corrige», in quanto una rettifica è dovuta solo per «una notizia falsa/errata». Ebbene, nel caso in questione la notizia «non è falsa»: «La violenza c’è stata nei confronti dei tifosi israeliani e la presa di posizione internazionale di sdegno rispetto a questi attacchi, tacciandoli di antisemitismo, pure». La RSI rimanda alle «informazioni accessibili e disponibili quel giorno», secondo le quali «l’ipotesi era quella che alla base delle aggressioni potesse esserci una matrice antisemita, ipotesi che, come tale, è stata presentata in considerazione della presa di posizione forte del primo Ministro olandese. Non vi erano elementi a quel punto per metterlo in discussione».

Come estesamente spiegato, il Consiglio svizzero della stampa è del parere che il servizio andato in onda nel TG delle 20 dell’8 novembre 2024 presenti un’informazione in parte inesatta e parziale. Ciò avrebbe richiesto una rettifica se non immediata, quantomeno celere (come hanno fatto ad esempio il ‹Tagesschau› dell’emittente tedesca ARD e France 24 English, dopo aver realizzato un fact-checking sulle fonti utilizzate per riferire dei fatti di Amsterdam). Benché contestualizzi e relativizzi quello oggetto del reclamo, il servizio trasmesso quattro giorni dopo non può essere considerato una rettifica. Avesse fatto riferimento in maniera critica al precedente, avrebbe eventualmente potuto esserlo. Il Consiglio svizzero della stampa ritiene pertanto che la RSI abbia violato la Cifra 5 della «Dichiarazione» e la relativa Direttiva 5.1.

 

III. Conclusioni

1. Il Consiglio svizzero della stampa accoglie il reclamo.

2. Con il servizio «Sdegno internazionale per attacchi a tifosi israeliani ad Amsterdam», trasmesso l’8 novembre 2024 al Telegiornale delle 20, la RSI ha violato le Cifre 1 (ricerca della verità), 3 (omissione di informazioni o elementi d’informazione importanti/fonti dell’informazione) e 5 (rettifica) della «Dichiarazione dei doveri e dei diritti dei giornalisti».