{"id":20949,"date":"2026-10-21T08:00:00","date_gmt":"2026-10-21T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/presserat.ch\/?p=20949"},"modified":"2026-10-20T12:47:08","modified_gmt":"2026-10-20T10:47:08","slug":"newsletter_24","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/presserat.ch\/it\/newsletter_24\/","title":{"rendered":"Newsletter #24"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Anche su TikTok e Instagram valgono le regole giornalistiche&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Editoriale di Jan Gr\u00fceber, vicepresidente del Consiglio svizzero della stampa\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Il 90% dei giovani utilizza i social media, il 46% di loro vi cerca informazioni in modo mirato. \u00c8 quanto emerge dall\u2019ultimo studio JAMES della Scuola universitaria professionale di scienze applicate di Zurigo (ZHAW). Di conseguenza, i media si orientano verso i canali in cui si informa il loro pubblico, e in particolare quello di domani. Si tratta tuttavia di un contesto saturo di affermazioni vere solo in parte o del tutto false. Per i media professionali ci\u00f2 rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 per distinguersi ed emergere grazie a un giornalismo affidabile e di qualit\u00e0. Decisivo a questo scopo \u00e8 il rispetto dei principi fondamentali dell\u2019etica dei media.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di recente il Consiglio svizzero della stampa ha esaminato un reclamo relativo a contributi giornalistici pubblicati su Instagram e altre piattaforme (<a href=\"https:\/\/presserat.ch\/it\/complaints\/29_2026\/\">29\/2026<\/a>). Sui social media il rischio maggiore di violare le regole risiede probabilmente nella semplificazione e nella riduzione dei contenuti. In un caso recente, una redazione ha riferito in un articolo online di una lunga e accesa controversia tra vicini. Nell\u2019articolo entrambe le parti formulavano gravi addebiti. La vicenda \u00e8 stata riproposta anche in un video, un cosiddetto reel, pubblicato su TikTok, Facebook, Instagram e LinkedIn. Nel video i fatti sono stati sintetizzati a tal punto che il Consiglio della stampa ha formulato un rimprovero per violazione del dovere di rispetto della verit\u00e0 e dell\u2019obbligo di audizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema della semplificazione e della riduzione dei contenuti non \u00e8 nuovo per il Consiglio della stampa (<a href=\"https:\/\/presserat.ch\/it\/complaints\/unschuldsvermutung-anhrungspflicht-lauterkeit-der-recherche\/\">61\/2003<\/a>). Nel 2003 aveva mosso un rimprovero per il titolo di una locandina esposta in un chiosco. Vi figurava, a caratteri cubitali, il nome di un personaggio noto seguito da due punti e dalla scritta \u00abSpendenmissbrauch\u00bb (abuso di donazioni). Nient\u2019altro. Nel giornale stesso le accuse erano state riportate in modo corretto. Il Consiglio della stampa aveva tuttavia ritenuto che il titolo, nella sua estrema sintesi, violasse la presunzione di innocenza. Chi, passando di l\u00ec, leggeva soltanto la locandina era portato a ritenere che l\u2019uomo fosse gi\u00e0 stato condannato in via definitiva. In realt\u00e0, il media riferiva solo dell\u2019atto d\u2019accusa; il processo doveva ancora svolgersi.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi su Internet si presenta il medesimo problema. Scorrendo rapidamente i contenuti, di raro si legge pi\u00f9 del titolo e del lead. Per questo motivo, le notizie dell\u2019ultima ora, i testi di lancio, le notizie brevi, i brevi video o i reel pubblicati da un media devono, pur nella loro brevit\u00e0, soddisfare i requisiti deontologici fondamentali, indipendentemente dal canale sul quale compaiono.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio JAMES rileva inoltre che i giovani diffidano dei social media. L\u201980% di essi ritiene che ci si possa fidare soltanto della met\u00e0, o anche meno, delle informazioni. I marchi mediatici consolidati godono invece di una fiducia notevolmente maggiore tra i giovani. \u00c8 evidente che i media possono distinguersi dalla marea di informazioni inaffidabili grazie alla qualit\u00e0 giornalistica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche su TikTok e Instagram valgono le regole giornalistiche&nbsp; Editoriale di Jan Gr\u00fceber, vicepresidente del Consiglio svizzero della stampa\u00a0 Il 90% dei giovani utilizza i social media, il 46% di loro vi cerca informazioni in modo mirato. \u00c8 quanto emerge dall\u2019ultimo studio JAMES della Scuola universitaria professionale di scienze applicate di Zurigo (ZHAW). 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