{"id":20275,"date":"2025-12-30T08:00:00","date_gmt":"2025-12-30T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/presserat.ch\/?p=20275"},"modified":"2025-12-29T15:54:58","modified_gmt":"2025-12-29T14:54:58","slug":"newsletter_19","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/presserat.ch\/it\/newsletter_19\/","title":{"rendered":"Newsletter #19"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Violenza nei media<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Editoriale di Jan Gr\u00fcebler, Vicepresidente del Consiglio svizzero per la stampa<\/p>\n\n\n\n<p>Guerre, stragi e crimini: i media riportano spesso notizie di atti raccapriccianti e eventi cruenti. Tuttavia, non descrivono ogni dettaglio e non pubblicano le immagini pi\u00f9 atroci delle vittime di tortura o di cadaveri sfigurati.Ma perch\u00e9 no? E quando \u00e8 invece consentita una descrizione dettagliata e completa della violenza? Il Consiglio della stampa ha affrontato la questione in seguito ai reclami contro \u00ab20 Minuten\u00bb e \u00abnau.ch\u00bb. Entrambi hanno riportato la notizia dell\u2019omicidio di una donna, pubblicando dettagli macabri. Le informazioni provengono dagli atti giudiziari e sono quindi ufficialmente documentate. Ciononostante, il Consiglio della stampa ritiene che i due media non avrebbero dovuto divulgare tutto il contenuto degli atti.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>La Direttiva 8.3 del Codice deontologico del\/della giornalista stabilisce che la rappresentazione sensazionalistica di persone morenti, sofferenti o cadaveri non \u00e8 consentita se la descrizione dettagliata \u00absupera il limite della necessaria e legittima informazione del pubblico\u00bb. Questo vale sia per i testi che per le immagini. Ci\u00f2 significa che pu\u00f2 essere opportuno riportare i dettagli di un crimine di guerra o documentare le pratiche di tortura di un regime. \u00c8 anche ipotizzabile pubblicare le atrocit\u00e0 riportate negli atti giudiziari. Tuttavia, \u00e8 sempre necessario valutare attentamente il diritto del pubblico all\u2019informazione e gli interessi delle vittime e delle persone coinvolte.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo caso non si ravvisa alcun interesse pubblico nella descrizione della violenza. La descrizione precisa e atroce di dettagli del crimine da parte di entrambi i media va ben oltre il bisogno d\u2019informazione del pubblico. I dettagli non aiutano a comprendere meglio il fatto ma, al contrario, producono un effetto disumanizzante. Non sono di interesse pubblico e servono soltanto a creare tensione, soddisfare la curiosit\u00e0 e a generare clic.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019argomentazione di \u00ab20 Minuten\u00bb e \u00abnau.ch\u00bb, secondo cui avrebbero riportato la notizia in quel modo perch\u00e9 \u00e8 importante informare sui femminicidi, non \u00e8 comprensibile. Naturalmente, \u00e8 di pubblico interesse informare dei femminicidi e richiamare l\u2019attenzione sul problema. Tuttavia, gli articoli contestati finiscono per fare esattamente l\u2019opposto e mancano di sensibilit\u00e0 e rispetto nei confronti della vittima e dei suoi familiari.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/presserat.ch\/it\/complaints\/40_2025\/\">Presa di posizione 40\/2025<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Violenza nei media Editoriale di Jan Gr\u00fcebler, Vicepresidente del Consiglio svizzero per la stampa Guerre, stragi e crimini: i media riportano spesso notizie di atti raccapriccianti e eventi cruenti. Tuttavia, non descrivono ogni dettaglio e non pubblicano le immagini pi\u00f9 atroci delle vittime di tortura o di cadaveri sfigurati.Ma perch\u00e9 no? 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