{"id":19117,"date":"2024-12-30T08:00:00","date_gmt":"2024-12-30T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/presserat.ch\/?p=19117"},"modified":"2024-12-23T17:00:14","modified_gmt":"2024-12-23T16:00:14","slug":"newsletter_13","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/presserat.ch\/it\/newsletter_13\/","title":{"rendered":"Newsletter #13"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Editoriale<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Revisione delle direttive: sondaggi d&#8217;opinione e pubblicit\u00e0 sono importanti, ma vanno fatti bene<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Etica dei media significa dibattito, non legge scolpita nella pietra. Questo pu\u00f2 anche implicare che le direttive vanno adattate. Ma come avviene questo processo? La direttiva 3.7, che affronta il tema dei \u00absondaggi d\u2019opinione\u00bb, rappresenta un buon esempio. Un reclamo ha portato alla revisione della direttiva, la cui nuova formulazione, pi\u00f9 precisa, entrer\u00e0 in vigore il primo gennaio 2025.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto \u00e8 iniziato con un sondaggio d&#8217;opinione sul \u00abWohler Anzeiger\u00bb relativo a una legge fiscale sottoposta a votazione popolare. Il giornale aveva condotto un sondaggio e lo aveva intitolato:&nbsp;\u00abDeutliches Ja zum Steuergesetz\u00bb.&nbsp;(<em>Chiaro s\u00ec alla legge fiscale<\/em>). Un grafico mostrava che l&#8217;81% dei partecipanti era favorevole mentre il 19% era contrario, ma non indicava quante lettrici e quanti lettori avevano partecipato al sondaggio. Una lettrice ha presentato un reclamo, lamentando che il titolo era sensazionalistico e fuorviante, in quanto non risultava chiaro chi avesse partecipato al sondaggio n\u00e9 la qualit\u00e0 di quest\u2019ultimo. La Prima camera si \u00e8 occupata del caso: \u00e8 risultata evidente la violazione della direttiva 3.7, che stabiliva: \u00abComunicando al pubblico i risultati di un sondaggio, gli organi d\u2019informazione devono mettere il pubblico in condizione di valutarne la portata. Come minimo va precisato il numero delle persone interrogate, la loro rappresentativit\u00e0, il margine d\u2019errore, la data del sondaggio e chi lo ha promosso. Dal testo deve risaltare che tipo di domande \u00e8 stato posto.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nulla di tutto ci\u00f2 era stato rispettato. Nel parere riguardo al caso si legge:\u00a0\u00abMentre la direttiva richiede di fornire almeno sei informazioni chiaramente definite, il\u00a0\u2039Wohler Anzeiger\u203a\u00a0ha omesso qualsiasi tipo d\u2019informazione: non ha informato i suoi lettori n\u00e9 sul numero di persone intervistate, n\u00e9 sulla (assenza di) rappresentativit\u00e0, sul tasso di errore, sull&#8217;area e sul periodo dell&#8217;indagine o sul committente\u00bb\u00a0(vedasi Presa di posizione\u00a0<a href=\"https:\/\/presserat.ch\/it\/complaints\/02_2023\/\">2\/2023<\/a>). Tuttavia, all\u2019atto pratico il Consiglio della stampa non \u00e8 mai stato cos\u00ec severo, perch\u00e9 questa direttiva \u00e8 quasi impossibile da rispettare. Lo aveva, a ragione, fatto notare anche la redazione del \u00abWohler Anzeigers\u00bb (nonostante ci\u00f2, era comunque stato emesso un rimprovero, perch\u00e9 il giornale non aveva fornito assolutamente nessun dato). Direttive e pratica non dovrebbero mai divergere, motivo per cui la Prima camera ha deciso di elaborare una nuova formulazione. Quest\u2019ultima \u00e8 stata presentata in una sessione plenaria, \u00e8 stata discussa, adattata e infine approvata. La nuova Direttiva \u00e8 ora pi\u00f9 efficiente e precisa:\u00a0\u00abLa pubblicazione di un sondaggio da parte di una redazione deve mettere a disposizione del pubblico tutte le informazioni necessarie alla sua comprensione. Pertanto, deve indicare come minimo il numero di persone interrogate e se il sondaggio \u00e8 rappresentativo; nel caso in cui la redazione ne sostenga la rappresentativit\u00e0, deve indicare anche il margine di errore. Inoltre deve fornire al pubblico i contenuti principali delle domande.\u00bb\u00a0E cos\u00ec, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, deve essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre il primo gennaio 2025, entra in vigore la Direttiva 10.1 riveduta. Questa direttiva regola la \u00abseparazione tra parte redazionale e pubblicit\u00e0\u00bb e in realt\u00e0 \u00e8 rivolta principalmente agli editori che acquistano la pubblicit\u00e0. Finora il Consiglio svizzero della stampa \u00e8 stato meno severo della&nbsp;Commissione svizzera per la lealt\u00e0&nbsp;e&nbsp;dell\u2019Associazione svizzera dei media. In futuro, tutte e tre le organizzazioni raccomanderanno o esigeranno l\u2019osservanza del medesimo principio. Ora anche il Consiglio della stampa richieder\u00e0 che gli articoli non editoriali che appaiono nel contesto di articoli editoriali (ad esempio i cosiddetti annunci nativi) siano chiaramente dichiarati e vengano contraddistinti da un design diverso e riconoscibile. Fino ad ora veniva richiesta soltanto l\u2019una o l\u2019altra delle due caratteristiche.&nbsp;Per i media questa direttiva \u00e8 fondamentale: infatti, la credibilit\u00e0 del giornalismo \u00e8 compromessa a partire dal momento in cui gli utenti dei media non sono in grado di riconoscere se il contributo che hanno di fronte \u00e8 un articolo commerciale o giornalistico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le ultime ricerche hanno dimostrato che non \u00e8 sufficiente che i contributi pubblicitari siano etichettati come \u00abcontenuto a pagamento\u00bb o \u00absupplemento dell&#8217;editore\u00bb, ma che il loro design non differisca da quello delle pagine editoriali. Per questo motivo, il Consiglio della stampa ha deciso di rendere pi\u00f9 severa la normativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Susan Boos, Presidente del Consiglio svizzero della stampa&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Consiglio svizzero della stampa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Direttiva 10.1 \u2013 Separazione tra parte redazionale e pubblicit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>(NUOVO, in vigore a partire dall\u20191.1.2025)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una netta separazione tra la parte redazionale, rispettivamente il programma e la pubblicit\u00e0, ivi&nbsp;inclusi i contenuti pagati o messi a disposizione da terzi, \u00e8 necessaria per la credibilit\u00e0 dei mass media. Inserzioni, emissioni pubblicitarie e&nbsp;i contenuti pagati o messi a disposizione da terzi&nbsp;devono essere chiaramente distinguibili nella forma dalla parte redazionale. Devono essere inequivocabilmente riconoscibili come tali a livello visivo\/acustico e devono essere esplicitamente dichiarati come pubblicit\u00e0.&nbsp;(\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Direttiva 3.7 \u2013 Sondaggi (NUOVO, in vigore dall\u20191.1.2025)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La pubblicazione di un sondaggio da parte di una redazione deve mettere a disposizione del pubblico tutte le informazioni necessarie alla sua comprensione. Pertanto, deve indicare come minimo il numero di persone interrogate e se il sondaggio \u00e8 rappresentativo; nel caso in cui la redazione ne sostenga la rappresentativit\u00e0, deve indicare anche il margine di errore. Inoltre deve fornire al pubblico i contenuti principali delle domande. (\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nuovi membri del Consiglio della stampa<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso del<strong>&nbsp;<\/strong>2024 il Consiglio svizzero della stampa ha accolto quattro nuovi membri, tutte\/i giornaliste\/i: a Christina Neuhaus \u00e8 succeduto Andri Rostetter (entrambi NZZ). Pascal Tischhauser ha lasciato l\u2019attivit\u00e0 giornalistica ed \u00e8 stato sostituito da Lena Berger (entrambi Ringier). Francesca Luvini (RSI), si \u00e8 dimessa per raggiunto limite del numero di mandati. Le subentra Stefano Guerra, giornalista presso \u00abLa Regione\u00bb. Anche Simone Rau si \u00e8 dimessa in seguito al suo passaggio da Tamedia a SRF. \u00c8 stata sostituita da Catherine Boss (Tamedia).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il Consiglio della stampa desidera ringraziare sentitamente le colleghe e i colleghi uscenti per il loro impegno volontario a favore della qualit\u00e0 dei media in Svizzera e d\u00e0 un caloroso benvenuto ai nuovi membri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Editoriale Revisione delle direttive: sondaggi d&#8217;opinione e pubblicit\u00e0 sono importanti, ma vanno fatti bene Etica dei media significa dibattito, non legge scolpita nella pietra. Questo pu\u00f2 anche implicare che le direttive vanno adattate. Ma come avviene questo processo? La direttiva 3.7, che affronta il tema dei \u00absondaggi d\u2019opinione\u00bb, rappresenta un buon esempio. 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