{"id":12827,"date":"2019-05-16T11:30:37","date_gmt":"2019-05-16T09:30:37","guid":{"rendered":"https:\/\/presserat.ch\/?p=12827"},"modified":"2019-05-16T11:38:07","modified_gmt":"2019-05-16T09:38:07","slug":"native-advertising","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/presserat.ch\/it\/native-advertising\/","title":{"rendered":"Consiglio della stampa preoccupato per le nuove forme di pubblicit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>Il Consiglio svizzero della stampa \u00e8 consapevole della necessit\u00e0 per gli editori di procurarsi introiti attraverso la pubblicit\u00e0. Esprime per\u00f2 viva preoccupazione per le forme sempre pi\u00f9 aggressive che ha preso il cosiddetto \u00abnative advertising\u00bb. Per la tendenza crescente a mascherare il loro scopo da parte di tali intrusioni pubblicitarie nella parte redazionale dei giornali, esse rappresentano una mancanza di rispetto nei confronti del pubblico e una minaccia per la credibilit\u00e0 del giornalismo come tale, la sua profonda ragione di essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella Direttiva 10.1 che applica la \u00abDichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista\u00bb si legge quanto segue: \u00abUna netta separazione tra la parte redazionale, rispettivamente il programma e la pubblicit\u00e0, ivi inclusi i contenuti pagati o messi a disposizione da terzi, \u00e8 necessaria per la credibilit\u00e0 dei mass media. Inserzioni, emissioni pubblicitarie e i contenuti pagati o messi a disposizione da terzi devono formalmente essere chiaramente distinguibili dalla parte redazionale. Se visivamente o acusticamente non sono nettamente riconoscibili come tali, devono essere esplicitamente designati come pubblicit\u00e0. (\u2026).\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Questa Direttiva non soffre ambiguit\u00e0 di interpretazione. Qualunque contenuto pagato o fornito da terzi dev\u2019essere chiaramente riconoscibile come tale. Anzitutto otticamente o, se non \u00e8 il caso, con la menzione, chiara e visibile: \u00abPubblicit\u00e0\u00bb. Il Consiglio della stampa constata che la regola non \u00e8 stata rispettata il 12 maggio da \u00ab<em>Le Matin Dimanche\u00bb\u00a0<\/em>e \u00ab<em>SonntagsZeitung\u00bb <\/em>e il 13 maggio dai seguenti giornali pure appartenenti al Gruppo Tamedia: \u00ab<em>Basler Zeitung\u00bb<\/em>, \u00ab<em>Berner Zeitung\u00bb<\/em>, \u00ab<em>Der Bund\u00bb<\/em>, \u00ab<em>24 Heures\u00bb<\/em>, \u00ab<em>Tages-Anzeiger\u00bb\u00a0<\/em>e \u00ab<em>Tribune de Gen\u00e8ve\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le doppie pagine dedicate al tema \u00ab5 G\u00bb sui domenicali e alla sicurezza in Internet sui quotidiani del luned\u00ec non si distinguono otticamente dalle pagine redazionali dei medesimi. La menzione: \u00abAnzeige\u00bb, risp. \u00abAnnonce\u00bb, non basta per chiarire l\u2019ambiguit\u00e0 circa la natura pubblicitaria degli articoli, e ci\u00f2 anche se dopo la firma si precisa: \u00abCommercial Publishing Tamedia, in collaborazione con Swisscom\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, neppure la menzione&nbsp;<em>sponsoring&nbsp;<\/em>corrisponde alla realt\u00e0 dei fatti. Al punto 10.2 delle citate Direttive si precisa infatti: \u00abSe un servizio redazionale \u00e8 sponsorizzato, il nome dello sponsor deve essere indicato e la libera scelta dei temi e della loro elaborazione da parte della redazione garantita.\u00bb Nel caso specifico, dalla menzione \u00abin collaborazione con Swisscom\u00bb risalta invece che l\u2019impresa ha potuto influire sia nella scelta dei temi sia nella redazione degli articoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Consiglio della stampa fa appello agli editori di giornali perch\u00e9 garantiscano la credibilit\u00e0 giornalistica delle loro pubblicazioni, rispettando al contempo il diritto del pubblico a riconoscere immediatamente il tipo di informazione che gli si offre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Consiglio svizzero della stampa \u00e8 consapevole della necessit\u00e0 per gli editori di procurarsi introiti attraverso la pubblicit\u00e0. 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